Storia e Cultura
I Rom, un po’ di storia
Un popolo transnazionale senza territorio, presente su tutti i continenti con circa 12 milioni di persone, portatore di una cultura millenaria e di una storia segnata da persecuzioni e resilienza.
Identità
Una nazione senza territorio
Il popolo Rom è una nazione transnazionale senza territorio, rappresentata a livello internazionale attraverso l’Unione Romanì Internazionale (IRU), che gode dello status consultivo presso l’ECOSOC delle Nazioni Unite dal febbraio 1979.
I Rom possiedono un proprio inno nazionale, “Gelem Gelem” (Camminando Camminando), e una propria bandiera: due bande orizzontali, blu e verde, con al centro una ruota rossa di carro. Il blu rappresenta il cielo, il verde la terra e la ruota è il simbolo del nomadismo.
Sono circa 12 milioni di persone presenti su tutti i continenti, unite da una storia comune di migrazioni, persecuzioni e da una straordinaria capacità di conservare la propria identità culturale.
Il termine “zingari”, con cui vengono spesso indicati in modo improprio, deriva da una setta di eretici chiamata Athinganos nel greco medievale, nome che nel tempo è stato attribuito erroneamente all’intero popolo Rom.
Le autodesignazioni
Rom
Dal sanscrito “Domba” = uomo libero
Sinti
Dalla valle del Sindh
Kalé
Dal sanscrito “Kala” = nero
Manouches
Dal romanì “manush” = uomo
Romanichals
Da romani + chals = figli dei Rom
Bandiera: banda blu (cielo), banda verde (terra), ruota rossa (nomadismo)
Il Viaggio
Le origini e il lungo viaggio
Le origini del popolo Rom sono state a lungo avvolte nel mistero. Oggi gli studi linguistici e storici concordano nell’individuare la loro terra d’origine nell’India nord-occidentale, nell’area corrispondente all’attuale Pakistan, Punjab, Rajasthan e regione del Sindh.
Le ricerche linguistiche di Rüdiger, Bryant, Pott e Miklosich hanno confermato l’affinità tra il romanès e le lingue neo-indiane, dimostrando in modo inequivocabile l’origine indiana del popolo Rom.
Il lungo viaggio che li ha portati in Europa li ha visti sostare a lungo in Persia, per poi attraversare l’Armenia e giungere nell’Impero Bizantino, dove sono rimasti per un periodo considerevole, assorbendo influenze culturali e linguistiche che ancora oggi si ritrovano nel romanès.
Sono arrivati nell’Europa occidentale nel corso del XV secolo, dove sono stati accolti con un misto di curiosità e diffidenza che presto si è trasformato in aperta persecuzione.
Il Porrajmos: il genocidio dimenticato
Durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre 500.000 Rom sono stati massacrati dai nazifascisti in quello che è conosciuto come Porrajmos (la Devorazione), il genocidio del popolo Rom, troppo a lungo ignorato e rimosso dalla memoria storica collettiva.
Questo tragico capitolo della storia europea rappresenta una delle pagine più dolorose della persecuzione contro il popolo Rom, perpetrata lungo i secoli in quasi tutti i paesi europei.
In Italia
I Rom in Italia
La presenza dei Rom in Italia risale probabilmente al XIV-XV secolo. Il primo documento che attesta la loro presenza nel nostro Paese risale a Bologna, 18 luglio 1422.
Due furono le vie di ingresso: un gruppo proveniente dal Nord, transitando per via di terra attraverso i passi alpini, e un gruppo proveniente dal Sud, giungendo via mare attraverso il Mediterraneo.
Le persecuzioni in Italia iniziarono dal 1493 in poi, con l’emissione di numerosi editti contro i Rom in quasi tutti gli Stati italiani. Un esempio emblematico fu la condanna inflitta da Papa Pio V, che destinò i Rom alle galere per la Battaglia di Lepanto del 1570.
1422
Prima documentazione — Bologna
1493
Inizio persecuzioni
1570
Papa Pio V — Lepanto
1940-45
Porrajmos